Cima Pizzocolo – Rifugio Pirlo

Sveglia ore 6. Non male, per essere andata a dormire alle 2. Mi sciacquo subito la faccia con l’acqua gelida non dico per svegliarmi, ma almeno per evitare di mettermi i calzini al posto dei guanti. Solito schema: la sera prima porto tutto l’occorrente in sala per non svegliare il mio compagno, faccio una veloce colazione, preparo il mio zaino 30 litri rosso fuoco e sono pronta a partire. Il decalogo del montanaro clemente che, nel suo girovagare in casa all’alba di un’uggiosa domenica di novembre, almeno ha l’accortezza di non disturbare il prossimo.

Ultimo step prima della partenza: sellare l’Infaticabile. Preparo pappa, guinzaglio, ciotola, croccantini e tutto il necessario quando mi accorgo che, effettivamente, quella mattina non l’avevo ancora vista. Non era venuta ad elemosinare neanche il solito biscotto della colazione. Perplessa giro per casa e la trovo acciambellata sul cuscino del divano sotto un abbondante strato di coperta di lana.

A niente sono valse le mie suppliche, le mie sgridate, i miei sotterfugi con le crocchine più buone del mondo per farla scendere dal divano. I suoi occhietti mi guardavano e dicevano: “Bèla, vacci te in montagna con sto freddo cosmico, se non ti dispiace io resto qui”. Mi dispiaceva eccome e mestamente ho preso armi e bagagli e sono uscita. Da sola.

Bidonata dal proprio cane. Non ho parole.

Comunque sia, anche se parecchio triste per l’abbandono dell’Infaticabile, la gita è stata superlativa. Ritrovo ore 7.30 e partenza per Toscolano Maderno. Passata la chiesa di Maderno, affacciata sul lago di Garda, si prosegue per circa un kilometro e appena prima del ponte che collega con il paese di Toscolano, girare a sinistra in un piccolo spiazzo.

Chiesa di Maderno, sul lago di Garda.
Chiesa di Maderno, sul lago di Garda.
Spiazzo Maderno prima del ponte che collega a Toscolano
Spiazzo Maderno prima del ponte che collega a Toscolano

Da qui proseguire in macchina a destra superando un vecchio ponte di pietra e poi proseguire in salita a sinistra. Si dovrà arrivare fino alla località Sanico dove, in prossimità di un bivio ben segnalato per la Valle delle Cartiere, si prosegue a destra in salita. ATTENZIONE: da qui la strada diventa non asfaltata. Con una macchina un po’ gagliarda si sale senza problemi; ovviamente, io con la mia mi sono dovuta affidare a tutti i Santi in Paradiso.

Parcheggiata la macchina in località Sant’Urbano il nostro capogruppo ci propone una piccola alternativa: o arrivare al rifugio Pirlo e salire allo Spino, per chi se la sente; oppure salire tutti insieme al monte Pizzocolo e godere del meraviglioso panorama. Zaino in spalla, tutti e 28 (sì, eravamo in 28), ci siamo incamminati verso la cima Pizzocolo.

Il primo tratto di sentiero è lo stesso sia per il rifugio Pirlo, sia per la cima Pizzocolo. Arrivati nei pressi del Centro Studi Ornitologico proprio sul passo Spino, si hanno tre opzioni: si va a destra, raggiungendo il rifugio Pirlo ben visibile in lontananza; si va dritti in discesa; oppure si sale a sinistra in salita, direzione Pizzocolo.

Passo Spino, in prossimità del Centro Ornitologico. Sullo sfondo, con il tetto verde rame, il rifugio Pirlo.
Passo Spino, in prossimità del Centro Ornitologico. Sullo sfondo, con il tetto verde rame, il rifugio Pirlo.

La passeggiata da qui alla cima è molto facile e poco impegnativa. Solo nell’ultimo tratto, in prossimità del bivacco, la salita si fa appena più ripida ma niente di impossibile, anzi. Il panorama sul lago di Garda è ineguagliabile e la presenza di qualche nuvola ha comunque permesso di godere di questo spettacolo senza la foschia che spesso indugia nella nostra zona.

Vista del lago di Garda in prossimità della Cima Pizzocolo
Vista del lago di Garda in prossimità della Cima Pizzocolo

Raggiunta la cima, con un vento gelido a -3 gradi che tagliava le guance, fotografia del gruppo intero e tappa al piccolo bivacco, dove una simpatica capra bianca e nera ha reso l’ambiente rustico al punto giusto per tirare fuori i panini e iniziare a sbocconcellare il pranzo.

Per chi è abituato ad andare in montagna non servono grandi spiegazioni, ma per i neofiti è giusto chiarire che un bivacco non è un rifugio: il bivacco è sempre aperto, è gestito da club o associazioni che si occupano di procurare lo stretto necessario per rendere accogliente un punto di appoggio con acqua, legna già tagliata, coperte e, nei casi migliori, qualche bottiglia di vino. Lasciare un’offerta non è solo cortesia ma un modo per assicurare a tutti un “salvagente” in caso di bisogno, esattamente così come è servito a noi, per non mangiare al freddo e al gelo.

Interno del bivacco in prossimità della cima Pizzocolo
Interno del bivacco in prossimità della cima Pizzocolo

Una volta finito il pranzo, veloce ma sostanzioso, siamo ritornati sui nostri passi seguendo il sentiero n. 5 fino al passo Spino, dove abbiamo fatto una piccola deviazione al rifugio Pirlo. E’ stata l’occasione giusta per spiegare il motivo della gita: non è stata fatta solo per una giornata in compagnia ma anche per raccogliere fondi per i progetti, sia nazionali che internazionali, di Emergency (non mi dilungo oltre, per chi è interessato alle iniziative locali del gruppo, anche per pura curiosità, può contattare me o direttamente Emergency dal sito del gruppo bresciano e dalla pagina Facebook).

Segnaletica CAI per il sentiero n. 5
Segnaletica CAI per il sentiero n. 5

La sensibilità che contraddistingue le persone che amano la montagna è un sentimento difficile da capire. Siamo burberi, ci piace camminare da soli per lunghe ore, difficilmente consideriamo il passo degli altri e ci muoviamo come gambe e fiato comandano. L’aria fredda sulla faccia in cima ad una vetta è un premio ambito e affondare gli scarponi nella neve è una sensazione senza pari. Parliamo poco o parliamo troppo, senza via di mezzo e il peso dello zaino sulla schiena è quanto di più lontano da una punizione possa esistere, anche se agli altri sembra l’esatto opposto.

Le persone che erano con me domenica sono portatrici di tutto questo, di questa sensibilità così sottile e splendida, senza atteggiamenti da pavone sociale molto comuni al giorno d’oggi. Questi sono i tratti che caratterizzano i volontari delle associazioni dedite alla salvaguardia della vita dell’uomo, qualsiasi uomo. E sono felice di farne parte.

Io e il camoscio Sanaa sulla cima Pizzocolo
Io e il camoscio Sanaa sulla cima Pizzocolo

Momento romantico terminato.

Per chi ne avesse bisogno ho una traccia GPS che parte dal parcheggio di Sant’Urbano fino al passo Spino, purtroppo da lì in poi il mio telefono non ha più dato segni vitali fino al ritorno per cui mi è stato impossibile registrare tutto il percorso. Lo reputo comunque facile, sia come percorrenza sia come tracciabilità attraverso la segnaletica CAI. Per i più esperti: ci sono un paio di vie ferrate in direzione rifugio Pirlo, sembrano davvero belle ma non le ho/abbiamo provate per mancanza di tempo e di attrezzatura.

Continuate a seguire il blog e la pagina Facebook di Agodipino per scoprire le prossime uscite, sia in associazione sia singolarmente. Per qualsiasi cosa, potete contattarmi anche alla mail agodipino88@gmail.com e su Instagram.

Buona settimana da #agodipino e l’#infaticabile (di una volta!)

Un pensiero su “Cima Pizzocolo – Rifugio Pirlo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...