Letture d’Altura – “Le otto montagne” di Paolo Cognetti

La vera menata inizia quando ti rendi conto le borse sotto gli occhi non sono solo grandi ma sono multiple. Cioè che ti avvicini con il dito e le conti. Fisicamente. Ecco questa è la mia situazione attuale.

Per mille e una ragione è da venerdì 13 che non dormo in maniera decente.

Partiamo dal fatto che la notte di venerdì, in trasferta torinese con il mio compagno e le Grignapole, abbiamo dormito in un letto un pelo scomodo, ma non scomodo in un modo normale. Diciamo che la cosa che più si avvicina alla consistenza di quel letto è la pasta sfoglia. Mettiamoci anche un riscaldamento che quando partiva sembrava il Mantice di Satana in persona, sia per il rumore che per il caldo e l’insonnia è assicurata.

Ma più che altro era l’adrenalina. Dovete sapere, anche se ormai l’avrete intuito, che nonostante sia una grande amante di montagna e vita all’aria aperta, nutro una passione smodata anche per il mondo della fantascienza, del fantasy, fumetti, videogiochi, giochi in scatola ecc…insomma, tutta roba da nerd (o da sfigati, dipende da con chi parlo, ma sfigato è un brutto termine e mi offendo, eh!).

Torino, dicevamo, ospita da ormai 13 edizioni IDEAG, un punto d’incontro tra autori ed editori di boardgames, giochi in scatola, di qualsiasi tipo. Per cui, due vestiti in valigia, prototipi a tutto spiano, fogli, foglietti, cartelline, scotch e righelli e siamo pronti per partire con i nostri hopefullysoontobe giochi in scatola.

Ed eccoci, freschissimi come crisantemi dopo 48 ore di lavoro, io, il mio compagno e le Grignapole
Ed eccoci, freschissimi come crisantemi dopo 48 ore di lavoro: io, il mio compagno e le Grignapole

Non mi dilungo troppo sulla descrizione delle due giornate, un po’ perché non è la sede adatta e un po’ per scaramanzia. Sappiate che, con lo sguardo terrorizzato di un cerbiatto ad un incrocio, ci siamo buttati a capofitto in questa avventura e non potremmo esserne più felici.

Macheccc’entra tutto ciò con le montagne, direte voi? In tutto questo trambusto durato 48 ore (ecco il secondo motivo dell’insonnia forzata: lì si lavora anche la notte!), mi prendevo dei piccoli momenti per scappare e salire al secondo piano del nostro ostello da dove si godeva il meraviglioso panorama delle Alpi torinesi innevate di fresco.

Ciò mi ha ricordato che ho appena finito di leggere un bellissimo libro intitolato “Le otto montagne” di Paolo Cognetti, regalatomi da mia madre per Natale. Ambientato ai piedi del Monte Rosa, la storia ci parla di Pietro e della sua famiglia, dello strano rapporto di amore e odio con suo padre e della latente passione per la montagna. Così ne parlano (fonte):

Pietro è un ragazzino di città, solitario e un po’ scontroso. La madre lavora in un consultorio di periferia, e farsi carico degli altri è il suo talento. Il padre è un chimico, un uomo ombroso e affascinante, che torna a casa ogni sera dal lavoro carico di rabbia. I genitori di Pietro sono uniti da una passione comune, fondativa: in montagna si sono conosciuti, innamorati, si sono addirittura sposati ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. La montagna li ha uniti da sempre, anche nella tragedia, e l’orizzonte lineare di Milano li riempie ora di rimpianto e nostalgia. Quando scoprono il paesino di Grana, ai piedi del Monte Rosa, sentono di aver trovato il posto giusto: Pietro trascorrerà tutte le estati in quel luogo “chiuso a monte da creste grigio ferro e a valle da una rupe che ne ostacola l’accesso” ma attraversato da un torrente che lo incanta dal primo momento. E li, ad aspettarlo, c’è Bruno, capelli biondo canapa e collo bruciato dal sole: ha la sua stessa età ma invece di essere in vacanza si occupa del pascolo delle vacche. Iniziano così estati di esplorazioni e scoperte, tra le case abbandonate, il mulino e i sentieri più aspri. Sono anche gli anni in cui Pietro inizia a camminare con suo padre, “la cosa più simile a un’educazione che abbia ricevuto da lui”. Perché la montagna è un sapere, un vero e proprio modo di respirare, e sarà il suo lascito più vero: “Eccola li, la mia eredità: una parete di roccia, neve, un mucchio di sassi squadrati, un pino”. Un’eredità che dopo tanti anni lo riavvicinerà a Bruno.

La copertina del libro "Le otto montagne" di Paolo Cognetti
La copertina del libro “Le otto montagne” di Paolo Cognetti

E’ un libro molto veloce da leggere (parliamo di 108 pagine) e scritto in uno stile molto sobrio ma coinvolgente, in pieno effetto “ciliegia”: un capitolo tira l’altro, diventa difficile fermarsi. L’ho letto con grande piacere e lo sto consigliando a chiunque conosca che sia amante della montagna.

Non troverete grandi filosofie, o forse sì, dipende con che piglio lo leggete. L’importante è che vi facciate trasportare dai sentimenti di questo libro, così banali ad una prima occhiata ma così complessi come solo chi vive la montagna riesce a comprendere.

La costante tensione di amore ed odio verso queste guglie che prima sembrano accoglierti e poi sembrano attanagliarti è un sentimento forte e sempre presente nello stomaco degli sgambettatori alpini e soprattutto di chi come me, la montagna l’ha prima vissuta, poi schivata, poi odiata e poi amata incondizionatamente, nonostante la paura.

La rubrica Letture d’Altura vi aspetta nei prossimi giorni con la recensione di “In Viaggio sulle Alpi” di Alexandre Dumas. Padre o figlio? Venite a scoprirlo!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

5 pensieri su “Letture d’Altura – “Le otto montagne” di Paolo Cognetti

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