Back to basic: il Monte Picastello

Questo caldo ci ha davvero messe a KO.

L’Infaticabile ormai è diventata la Scansafatiche: per sopravvivere alla giornata si piazza davanti al ventilatore o al condizionatore e il massimo dell’attività fisica a cui ambisce è quella di cambiare posizione. Ogni tanto, se apro qualcosa che fa rumore, viene a vedere se c’è del cibo.

Doppio salto carpiato sul divano

L’unico momento in cui si attiva è quando al mattino andiamo a fare un giretto al Parco delle Colline con la sua amichetta Dakota. Rigorosamente sempre all’ombra, l’uscita viene lautamente ricompensata da un bel bagno nel ruscello lì vicino (ebbene sì, abbiamo quasi superato la paura dell’acqua).

Lo spunto per questo nuovo articolo viene proprio da qui. Una mattina di fine luglio Dakota e il suo padrone non sono venuti al parco. Mi butto sul divano, inzuppando alcuni biscotti nel caffélatte e interrogo la Molly: “che ne facciamo delle nostre vite oggi?“. Lei mi guarda, raddrizza le orecchie, inclina la testa. Segno in codice per dirmi fai quello che ti pare basta che mi porti con te.

Bon allora, decido io. Pieno al Pandito (sì, nel frattempo ho cambiato auto, mi sono mantenuta comunque sul regno animale, dalla Lupo al Panda. Altro che cavallini e tori!), zaino con giusto un paio di comodità per la scampagnata e pronti per partire. Visto il caldo e visto che la mia Scansafatiche era un po’ fuori forma siamo rimaste in zona, su un percorso abbastanza semplice. Un back to basic, escursioni semplici e adatte a tutti.

Direzione Campiani. E’ un colle che rimane tra gli abitati di Cellatica e Collebeato ed è famoso per avere una vista straordinaria, alcuni ristoranti tra i più buoni della zona e qualche passeggiata semplice per scappare (in parte) dalla calura cittadina.

Saliamo da Cellatica, curiosa finalmente di prova il Pandito sui tornanti stretti della salita. Appena arrivati sotto la sommità del colle, dopo 5-10 minuti di auto, la strada presenta un bivio: se proseguiamo dritti arriviamo a Collebeato; girando a destra, direzione che seguiamo, arriviamo ai Campiani. Ci lasciamo alle spalle i ristoranti, le vigne e le bellissime abitazioni per andare a parcheggiare l’auto appena fuori dal Ristorante il Merlo. Un cartello alle nostre spalle ci dice che siamo sul Monte Picastello, all’imbocco del nostro sentiero, e ci invita ad osservare poche ma utili regole.

“Stai per salire sul Monte Picastello”

Imbocchiamo il sentiero riparato dal bosco e dopo cinque minuti ci troviamo al primo bivio, ben segnalato dai cartelli di legno riportanti la segnaletica rossa-bianca tipica del CAI. Seguiamo il sentiero n°1 che con una breve salita ci porta alle trincee del Monte Picastello.

Personalmente non sono riuscita a trovare fonti attendibili sulla storicità di queste trincee, che vengono chiamate dai residenti i “trinceroni“. Sono enormi costruzioni di cemento armato, sicuramente utilizzate come postazioni di osservazione e difesa. Purtroppo la scarsa manutenzione rende impossibile ogni tipo di esplorazione: era pieno di piante e arbusti, i portelloni erano semi aperti e invasi da pozzanghere d’acqua. Inoltre, viste le scritte sui muri, credo siano diventate luogo di ritrovo per compagnie discutibili.

Ero in pieno giorno, ero attaccata alla macchina e avevo dietro la Molly, che non sarà il cane da guardia della vita ma almeno fa rumore. Eppure, il mio fidato coltello da montagna era a portata di mano nel taschino dei pantaloni. A pensar male si fa peccato, però…

Superati i trinceroni, pochi minuti di discesa ed eccoci in prossimità di un grande roccolo dove si può ssostare per fare qualche fotografia oppure un bel pic-nic, perché no?! Noi ci fermiamo per una bevutina veloce e riprendiamo il cammino.

Panoramica da uno dei numerosi roccoli

Il sentiero prosegue pianeggiante fino a numerosi altri roccoli che si aprono sia sul versante di Urago Mella e Collebeato, sia su quello di Cellatica, offrendo un egregio panorama dei monti circostanti.

In breve raggiungiamo un paletto riportante l’indicazione del sentiero n.17 che ci porta in direzione Collebeato. Faccio notare come a suoi piedi, senza nessun apparente utilità, si sia formata una strana colonnina di sassi. Fantasmi? Vandali? Colpa dei ghiacciai che si ritirano (famosi ghiacciai dei Campiani…)? Niente di tutto ciò. Questi sono i famosi “omini” che indicano la strada a chi l’ha persa. Vengono creati per indicare la direzione da seguire quando non sono presenti cartelli o segnali. Dei veri e propri salvavita, per cui mi raccomando non distruggeteli quando li incontrate in montagna!

A questo punto non ho potuto fare altro che un semplicissimo dietrofront per ritornare sui miei passi e rientrate verso la macchina, poiché il sentiero mi avrebbe fatta risbucare ben più distante del parcheggio.

La gitarella è durata poco più di un’oretta con annessa esplorazione parziale dei trinceroni e dei boschi circostanti, alla ricerca di chissà quali scoperte, di chissà quali avventure. Un tavolo abbandonato su un sentiero alternativo imboccato sulla via del rientro mi ha fatto sorridere: animali, elfi, troll e giganti che abitano sulla collina si riuniscono la notte per una birra e un partita a briscola. Chissà, magari è vero!

Gita adatta a chiunque, perfetta per una scampagnata in famiglia con pelosi annessi, c’è molto posto per un bel pic nic, per una partita a pallone o per mettersi sotto un albero a leggere in silenzio.

In questi tre link qui sotto potrete scaricare direttamente dal sito del Comune di Brescia le cartine relative alla zona descritta oggi, ma vi accorgerete che i sentieri sono moltissimi e soddisfano le esigenze di tutti.
A3 Cartina Brescia – Zona Sant’Anna-Campiani
A3 Cartina di Collebeato
A3 Cartina di Cellatica

Ma per la mia Scansafatiche, questo back to basic è stato il massimo. Saluti a tutti dal Picastello!

Ciaooooo

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